The circle: tra realtà e finzione
La labile linea tra ciò che è giusto e ciò che non lo è

The Circle vede la luce del sole soltanto nel 2017, seppur le riprese fossero iniziate nel 2015 e con un budget sostanziale.
E' il tipo di film cui destino è già scritto fin dalla prima scena: potrà essere ricordato negli annali e restare impresso nella memoria, oppure svanire nel dimenticatoio e segnare un falso all'interno della filmografia di due grandissimi attori riconosciuti da fama internazionale.
Impossibile negare, che mai film risulta più attuale di questo, in un momento storico dominato dal buio più totale.
Siamo tutti plagiati dalla disinformazione e dall'incertezza dell'essere, arrivando a dubitare di ciò in cui abbiamo sempre creduto. Critichiamo le forze politiche mondiali perchè dietro le loro scelte non c'è completa trasparenza nei confronti dei cittadini, ma se vedessimo cosa nascondono, il risultato ci piacerebbe? O sarebbe meglio non sapere?
Questo prodotto cinematografico vede messi in gioco alcuni dei più famosi e celebri attori degli ultimi decenni.
Fanno da protagonisti un intrigante Tom Hanks, che tutti ricorderanno per alcuni "must" del cinema, dal più classico "Forrest Gump" al più sensazionale e recente "Ponte delle Spie"; ed Emma Watson, la Strega per eccellenza della trasposizione in pellicola di Harry Potter, Hermione Granger, conosciuta anche per il suo ruolo da protagonista nella rivisitazione cinematografica de "La Bella e La Bestia".
Altri attori famosi fanno da sfondo alla vicenda, Karen Gillan, Patton Oswalt e l'illustre Bill Paxton, nella sua ultima apparizione.
Già dal cast è possibile comprendere uno dei tanti scopi del film: attrarre un pubblico della più vasta fascia d'età possibile, cercando di far arrivare il messaggio pedagogico a chiunque lo guardi, senza limiti e restrizioni.
Fin dal primo momento lo spettatore si ritrova catapultato in un universo ed un'atmosfera tutta nuova ed incredibilmente affascinante.

Ai più attenti e a chi non si fa abbindolare, però, è subito nota la mancanza di leggi sulla privacy all'interno della multinazionale "The Circle".
Per quanto possibile, dunque, ci viene mostrata la tematica della trasparenza in tutte le sue sfaccettature, a partire da quella sottoposta ad un personaggio pubblico in tempo di elezioni, volta solo a guadagnare la fiducia del popolo e, di conseguenza, voti.
Ci piacerebbe essere a conoscenza di ogni mossa e spostamento di chi fa le nostre veci in Parlamento?
Spesso ci chiediamo quali siano le motivazioni che spingano i nostri Rappresentanti a mentire, a fare promesse che non troveranno mai la luce del sole e, sicuramente, sarebbe giusto essere a conoscenza del motivo di cotanto irrispetto nei confronti dei cittadini che in quei progetti avevano riposto la propria fiducia.
Ma è giusto ed umano sottoporre le persone ad una completa trasparenza personale e privata, non curante dei diritti del singolo?
Esporle ad una gogna mediatica non indifferente solo a causa della fiducia precaria che riponiamo nel prossimo, perché condizionati da esperienze passate?

A questo viene contrapposto il lato positivo, la convinzione di essere ovattati in un mondo pieno di difficoltà da fronteggiare e di pericoli invalicabili.
È rassicurante sapere che c'è qualcuno che è lì ad osservarci semmai qualcosa andasse per il verso sbagliato, nel caso dovessimo sbagliare strada, pullman o dimenticare il giubbotto di salvataggio quando saliamo in kayak.
È pur vero che queste condizioni, d'altra parte, non ci darebbero la possibilità di crescere, di sbagliare, cadere, imparare, rialzarci.
Vivere in un mondo con tutte le soluzioni non ci permetterebbe di creare le domande necessarie volte alla crescita personale e comunitaria del singolo.
L'individuo non avrebbe la possibilità di fronteggiarsi con chi prova sulla pelle le sue stesse difficoltà e mancanze, di conseguenza non potrebbe fare amicizie per poi condividere momenti felici e angosciosi e non avrebbe la possibilità di sviluppare gusti personali perché troppo interessato al parere generale per crearne uno proprio.
Ognuno farebbe ciò che fanno gli altri, reduci di una modalità e uno stile di vita pressappoco identico, indipendentemente dalla provenienza del singolo, che sia l'Argentina, paese più a Sud del mondo, o la Siberia, quello più a Nord, non varrebbe nulla.
Tutti si alzerebbero allo stesso orario, mangerebbero le stesse cose, nessuno avrebbe più il monopolio su nulla, non ci sarebbe più paese, bosco, territorio inesplorato, la curiosità dei bambini, così come la fantasia degli adulti, non potrebbe più essere stimolata da fattori esterni.
Si vivrebbe in una sorta di frimework che altro non è che la proiezione virtuale di una realtà dimenticata ed ignota.
Una realtà virtuale sì, ignara dei pericoli, ma anche delle indescrivibili bellezze del mondo, dal più lieve fruscio delle fronde al rumore delle auto in centro città.
Proponendo il monopolio su ogni cosa, partendo dalle votazioni politiche, la celebre multinazionale crede di "promuovere la democrazia", ma non fa altro che appoggiare un modello dittatoriale travestito da "bene pubblico".
Haruki Murakami, scrittore, traduttore ed accademico Giapponese sintetizza il concetto chiave in poche parole, affermando:
"L'equilibrio in sé è il bene."
Trovare la giusta armonia diviene fondamentale in un mondo pieno di eccessi ed indecisione in cui tutto può sembrare giusto fin quando non ci rendiamo conto delle ripercussioni negative che ne potrebbero derivare, e a decidere se ne vale la pena siamo proprio noi, gli unici artefici del nostro destino.

